Sindacati militari: Libertà è partecipazione

La libertà secondo Gaber

«La libertà non è stare sopra un albero, non è neanche avere un’opinione. La libertà non è uno spazio libero: libertà è partecipazione».

Nella famosa canzone Giorgio Gaber cantava così la sua idea di libertà.

Libertà di pensiero, di parola, di espressione: insomma libertà.

Gaber proponeva il pensiero filosofico di Rousseau conferendo al termine “libertà” una connotazione politica.

Rousseau e il concetto di libertà: dallo stato di natura alla società civile

Jean Jacques Rousseau patrocinava la condizione dell’uomo nello stato di natura, del mito del buon selvaggio, ovverosia del concetto di uomo che alla genesi della sua esistenza è autonomo e indipendente e perciò libero.

Secondo il filosofo il procedimento di civilizzazione ha generato un processo di privazione della libertà primordiale e di  inesorabile declino.

Nel “Discorso sull’origine della disuguaglianza”, Rousseau descrive le fasi storiche attraverso cui l’uomo è transitato dalla libertà originaria  alla società contemporanea, causa di tutti i mali e negazione della libertà degli uomini,  poiché iniqua essendo basata sulla sopraffazione.

Ma Rousseau, superato il pessimismo storico propone la realizzazione della società del futuro,  attraverso il perseguimento di un interesse comune, che trascenda l’insieme degli interessi individuali, in sostanza una società di eguali che deve nascere dal  “Contratto sociale”.

In tal sorta gli uomini potranno, finalmente, essere realmente liberi, poiché la libertà non è determinata dalla felice inconsapevolezza dello stato di natura ma dalla consapevolezza di partecipare alla realizzazione di un bene comune: Libertà è partecipazione.

Libertà di associazione dei Sindacati Militari

Ma qual è la libertà per i militari? Chi è tenuto a difenderla? E quali sono i diritti di libertà che sono garantiti dalla legge?

L’articolo 39, comma 1, della Costituzione statuisce: “L’Organizzazione Sindacale è libera”.

Tale diritto, insito nel principio costituzionale, è riconosciuto a livello internazionale ed europeo quale diritto fondamentale e incomprimibile nella sua essenza.

Il comparto difesa e sicurezza è rimasto estraneo al principio di libertà sindacale, come ad altri principi costituzionali, nonostante la declamazione categorica all’art. 52, comma 3: «L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica».

In linea con detto archetipo, la legislazione vigente esplicita senza ambiguità quanto già si poteva desumere dal testo costituzionale, ossia che «Ai militari spettano i diritti che la Costituzione della Repubblica riconosce ai cittadini» come previsto dall’art. 1465 del Codice dell’Ordinamento Militare.

Il Disegno di Legge sui Sindacati Militari

La sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 13 giugno 2018 ha sancito il riconoscimento delle associazioni professionali sindacali militari.

Dopo due lunghi anni, lo scorso 22 luglio, è stato approvato alla Camera il disegno di Legge riguardante le norme sull’esercizio della libertà sindacale dei militari che, di fatto, nega qualsiasi forma di libero esercizio sindacale ponendo limiti oggettivi e soggettivi, vanificando la stessa pronuncia della Corte Costituzionale.

In ragione di una prospettata e indifferenziata “specificità del comparto” continuano a essere negati quei diritti fondamentali di libertà di associazione e di organizzazione sindacale, di dignità sociale e di manifestazione di libero pensiero, previsti nella Carta Costituzionale.

Riguardo alle criticità della norma sono già stati apportati  i  precedenti contributi “Correttezza, contegno e senso di responsabilità”  e “Trasferimenti dei delegati” ( limiti di azione dei delegati), “Limiti alle cariche elettive nei sindacati militari”  (limitazioni all’eleggibilità dei delegati ) e  “Autorizzazione e cancellazione dall’Albo” delle associazioni sindacali militari.

Cosa fare?

I Sindacati Militari sono sorti a tutela di tutti i militari per difendere quegli stessi valori Costituzionali  da qualsiasi tentativo di comprimere i diritti e la dignità dei militari, per tutelare il sistema democratico e la sicurezza nel nostro Paese.

Mutatis Mutandi, oggi siamo di fronte a un regime politico che ha assecondato le amministrazioni militari, eludendo le pronunce della Corte Europea dei Diritti Umani e della Corte  Costituzionale, in modo da circoscrivere le associazioni sindacali a organizzazioni certificate  dai Comandi Generali.

Abbiamo assistito alle false promesse dei promotori dell’iniziativa parlamentare – che della filosofia di Rousseau hanno mantenuto solo il nome della loro piattaforma – allo spudorato tradimento della propria tradizione sindacale da parte di storici partiti, allo sfoggio quotidiano di divise da parte di chi si erge a difensore di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari, alla defezione di chi ostenta nei propri simboli il tricolore italiano.

Maggioranza e opposizione sono convenuti nell’intento comune di licenziare una legge a favore degli Stati Maggiori, allo stesso tempo ostile ai militari delle forze armate e delle forze di polizia a ordinamento militare.

E’ chiaro come il disegno mal celato della norma in approvazione sia quello di svilire i sindacati militari.

Dopo aver tentato ogni forma di interlocuzione, ai Sindacati Militari non rimarrà che assurgere alla mobilitazione in ogni sede: politica, giudiziaria, mediatica per contrastare l’involuzione democratica di questo Disegno di Legge.

Non vi possono essere dignità, diritti e libertà individuali senza le stesse libertà che la Costituzione sancisce e tutela!

Nello stato di natura l’uomo era libero e felice, ma ora possiamo considerarci liberi senza avere consapevolezza della nostra libertà? Rousseau e Gaber risponderebbero negativamente.

Libertà è partecipazione.

Fabio Perrotta

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